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Allievi ISICT inventano Horus, un dispositivo che racconta la realtà ai non vedenti
28 novembre 2014
Un gruppo di allievi ISICT della laurea Magistrale ha trasformato un’idea in un progetto che nel 2014 si è aggiudicato numerosi premi, classificandosi primo allo Startup Day di Confindustria e secondo alla Start Cup dell’Università di Genova.
Si chiama Horus ed è un dispositivo che, montato su un paio di occhiali, è in grado di riconoscere la realtà intorno a sé e di dare indicazioni precise attraverso un meccanismo di conduzione ossea.
Gli allievi ISICT Saverio Murgia, Luca Nardelli e Alessio Mereta, insieme ad altre colleghe dell’ateneo genovese Carola Pescio Canale e Benedetta Magri, hanno fondato una start-up, Horus Technology Srls, per promuovere il loro progetto e lanciarlo sul mercato.
Abbiamo incontrato Saverio e Luca per saperne di più.
 
Com’è nata l’idea di Horus?
Lo scorso inverno, tornando a casa dall’università, abbiamo incontrato una persona cieca che non ricordava il percorso per raggiungere la fermata degli autobus. L’abbiamo aiutata e a Saverio è venuta l’idea di applicare le tecnologie della computer vision e le nostre esperienze per aiutare persone cieche e ipovedenti. Così è nato Horus.
 
Come funziona Horus?
Il dispositivo, una volta montato sugli occhiali, raccoglie le informazioni dell’ambiente esterno attraverso una speciale telecamera. Riconosce le strisce pedonali, gli oggetti, il volto delle persone, legge testi e comunica le informazioni attraverso un auricolare.
Tramite i suoi tre pulsanti e il comando vocale l’utente può interagire con Horus, sfruttando al meglio le potenzialità del dispositivo per ottenere la maggior quantità di informazioni possibili.
L’obiettivo è quello di dare a chi lo utilizza la massima indipendenza possibile. 
 
Quali sono gli step principali che vi hanno portato a realizzare il prototipo? E’ già stato testato?
Per concretizzare l’idea abbiamo per prima cosa compiuto un’analisi di mercato, in modo da capire a fondo le problematiche legate all’indebolimento o alla perdita della vista e le soluzioni già esistenti. Tramite le associazioni abbiamo svolto sondaggi e abbiamo avuto contatti diretti con persone ipovedenti e cieche, poi abbiamo studiato la “concorrenza”, mettendo in luce limiti e punti di forza. Il passo successivo è stato quello di individuare un’ipotesi di feature del dispositivo e da lì abbiamo iniziato a sviluppare il nostro progetto.
Abbiamo poi effettuato test sul campo ottenendo ottimi feedback dagli utilizzatori. Questi incontri si intensificheranno con il procedere dello sviluppo del prototipo.
 
Siete stati premiati ad aprile da Confindustria all’interno dello Startup Day v2, mentre a maggio vi siete classificati terzi tra circa 130 candidati al concorso “Idea Challenge” a Eindhoven. Quali sono i punti di forza del vostro progetto?
Analizzando gli altri dispositivi disponibili sul mercato ci siamo resi conto che molti, specialmente quelli elettronici, forzano la persona a complessi schemi di interazione, rendendo quindi il loro utilizzo poco naturale. Un aspetto su cui stiamo insistendo e su cui baseremo tutto il lavoro futuro è la creazione di un sistema che funzioni con il minimo sforzo da parte della persona. Questo sarà reso possibile anche grazie a soluzioni di tipo tecnologico che abbiamo pensato di adottare e che ci differenzieranno ulteriormente dagli altri ausili presenti.
Crediamo che uno dei punti di forza del nostro progetto è che riesce a coniugare l’innovazione tecnologica e l’imprenditoria con la soluzione dei problemi concreti che le persone con questo tipo di disabilità affrontano quotidianamente.
 
Avete altri progetti nel cassetto? Su cosa vi piacerebbe lavorare dopo Horus?
Oltre ad Horus stiamo pensando di applicare la stessa tecnologia ad altri settori, fornendo servizi basati sulla visione artificiale sia ad altre aziende che a utenti finali.
 
Avete concluso il percorso triennale di ISICT e ora siete iscritti a quello magistrale. Quale impatto ha avuto ISICT fino ad oggi sulla vostra esperienza?
ISICT sta influenzando positivamente la nostra crescita. Grazie alle numerose occasioni di confronto con persone leader dell’innovazione tecnologica, appartenenti sia al mondo della ricerca che a quello imprenditoriale, ci è stato possibile espandere i nostri orizzonti e apprendere quei “soft skill” che possono fare la differenza nel mondo dell’imprenditoria.
 
Durante il vostro percorso in ISICT, oltre alle materie scientifiche, avete studiato marketing, comunicazione, diritto, gestione d’impresa. Quanto è utile una formazione multidisciplinare per la realizzazione di un progetto, per il confronto con un team di lavoro e per il lancio di un prodotto sul mercato?
Gli incontri offerti dal percorso formativo di ISICT ci hanno avvicinato ad alcune delle molte discipline coinvolte nello sviluppo di progetti innovativi. Si è trattato talvolta di spunti, ma ci hanno fornito le basi per poter approfondire queste tematiche e relazionarci fin da subito con il mondo d’impresa.  Inoltre, le numerose esercitazioni ci hanno permesso di acquisire concetti di base di materie come economia e marketing che altrimenti non avremmo mai appreso all’interno del nostro percorso accademico.
 
Che consiglio dareste ai giovani studenti che desiderano intraprendere una carriera nel settore ICT?
Sfruttate tutte le opportunità che incontrate nel vostro percorso di studi e di lavoro, condividete i vostri progetti in modo da avere un riscontro immediato e non abbiate paura di buttarvi e di fare dei sacrifici per portarli a compimento.
 

Marcello Masera (Joint Research Center European Commission) durante una conferenza organizzata da ISICT
Comunicazione e Ufficio Stampa

 
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